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martedì 8 novembre 2011

L’antipolitica è solo altrove?

di Roberto Massaro
Smentendo tutte le ultime indagini di sociologia e i soliti luoghi comuni, ad Alessandria è sbocciata nuovamente la passione per l’impegno politico. Segno che nella nostra città la disaffezione alla politica e l’avversione alla casta non hanno attecchito mentre si è riscoperto un nuovo civismo e una nuova voglia di partecipazione. Ma è proprio così? Propongo qualche riflessione per cercare di capire ed interpretare gli eventi. Innanzitutto un dato numerico. Cinque anni fa al primo turno delle elezioni amministrative, vinte largamente dal sindaco Fabbio, i candidati in corsa erano cinque. Oggi, a sei mesi dalle elezioni, sono già almeno una decina coloro che hanno annunciato la propria discesa in campo. Ma, pare, che il numero sia destinato a salire ulteriormente mancando ancora all’appello qualche partito o lista civica. Di fronte a questo quadro, sorgono tre considerazioni. La prima è che una ridotta capacità dell’esame di realtà caratterizza in alcuni casi i candidati. Questi, con malcelata ambizione, ritengono infatti che la buona volontà e qualche lodevole idea siano sufficienti per amministrare una città come Alessandria, gravata dall’evidente stato di sofferenza del bilancio, causato dal malgoverno dell’attuale giunta. Saranno necessarie, invece, una visione complessiva, una notevole capacità amministrativa e una squadra ricca di competenze e professionalità. La seconda considerazione individua l’aspetto più deteriore di questa fioritura di candidature: tanti candidati possono impedire una vittoria al primo turno con conseguente rinvio al ballottaggio dove le liste minori avranno l’opportunità di far pesare il loro pacchetto di voti in cambio di posti in giunta o nelle municipalizzate. Ovviamente tutto questo in nome di un “nuovo modo di far politica alternativo alla destra e alla sinistra” che alcuni di questi candidati immaginano di incarnare. Ecco allora che per i cittadini di Alessandria diventa importante discernere la qualità morale insita non solo nelle singole scelte, bensì anche nel modo di operarle. La terza considerazione è che questa situazione svela la crisi dei partiti tradizionali. I riferimenti ideologici e di valore a cui si ispiravano sono stati sostituiti, in molti casi, dalla fiducia personale. Il rapporto con la società avviene sempre meno attraverso la partecipazione e l’organizzazione e sempre più attraverso la comunicazione e i media. Ne segue un costume politico che non cerca il dialogo e che non si confronta. E’ cresciuta pertanto l’idea della politica intesa come luogo del successo in cui è possibile chiedere deleghe a governare, non sulla base di programmi condivisi e credibili, bensì su promesse generiche. Bene ha fatto allora il centrosinistra, andando controcorrente, a promuovere le primarie che avranno luogo domenica prossima, 13 Novembre. Mauro Buzzi e Rita Rossa hanno incontrato in queste settimane quei cittadini che non vanno più nelle sezioni di partito, che sono un po’ frastornati dalla crisi e inquieti per il futuro, che non affollano i ristoranti e non prendono abitualmente l’aereo. Li hanno incontrati nei bar, ai mercati, di fronte ai centri commerciali, nelle piazze. Li hanno ascoltati e, cercando di interpretare le loro attese, hanno definito se non ancora un programma amministrativo, alcune idee forti sulle quali aprire dei cantieri di elaborazione nei prossimi mesi, indipendentemente dal risultato di domenica prossima. Anche per i credenti, sia chiaro, non è più il tempo della noncuranza e del silenzio come molte volte nelle ultime settimane ci è stato ripetuto da eminenti esponenti dell’episcopato. Come siamo pronti a scattare di fronte agli attentati all’integrità e al valore della vita, con altrettanta prontezza dobbiamo esigere risposte convincenti a domande molto concrete. Quali proposte contro le povertà e l’emarginazione? Quali iniziative per arginare la disoccupazione, la mancanza di case, il degrado dei territori? Quali servizi per i giovani, gli anziani, i bambini, le famiglie, i diversamente abili? Quale idea di mobilità sostenibile, di urbanistica e di rispetto dell’ambiente? Quali impegni per la trasparenza amministrativa, il rispetto della legalità e la partecipazione dei cittadini oltre il momento elettorale? Quale impulso alla cultura, allo sport e al turismo in questa città? Qual è l’idea di sicurezza e come si pensa di declinarla? Quali progetti in materia di diritti e pari opportunità? Quale piano per l’educazione alla convivenza con i cittadini provenienti da altri paesi? Questa dovrebbe essere, a mio parere, per i credenti (e non solo) la griglia di valutazione sulla quale misurare le proposte offerte dai vari candidati per il governo di questa città, luogo di profezia e di speranza.

(da Appunti Alessandrini nr 10/2011)

venerdì 30 settembre 2011

E..state a Fiuggi!


di Roberto Massaro
Il nostro sindaco è stato recentemente premiato al Fiuggi Family Festival con la seguente motivazione: “sindaco difensore della famiglia”. Le politiche familiari della nostra amministrazione sono state giudicate seconde solo a quelle del Comune di Venezia. Questa notizia, è stata più volte ripresa dai media locali e sbandierata con orgoglio dall’attuale giunta per tutto il periodo estivo.
Non mi permetto di esprimere giudizi sui criteri adottati dalla commissione esaminatrice, ne sulle griglie di valutazione utilizzate nello stilare la classifica. Mi sia consentito almeno un ragionevole dubbio sul modello di FAMIGLIA oggetto del concorso. Oggi il pianeta famiglia è molto più complesso del modello “mulino bianco” che talvolta si intende considerare come standard. Esso comprende un variegato ventaglio di tipologie. Ci sono le persone che vivono sole e che risultano essere celibi/nubili, separati/divorziati e vedovi/e. Esistono, poi, le famiglie con un nucleo, vale a dire composte dalla coppia coniugale con o senza prole o da un solo genitore con figli. In quest’ultimo caso i nuclei monogenitoriali sono composti nella grande maggioranza da donne con figli. A queste si aggiungono i cosiddetti “nuclei ricostituiti” dove almeno un genitore proviene da un precedente vincolo matrimoniale. Stante questa situazione, è difficile oggi, ricondurre la famiglia in Italia secondo una modellistica semplice. Sono molteplici i fattori sociali, culturali ed economici che determinano il volto attuale della famiglia. Invecchiamento della popolazione, riduzione dei tassi di fecondità e nuzialità, cambiamento del ruolo della donna, diffusione di un orientamento culturale che considera la famiglia come un affare privato. Contemporaneamente l’aumento delle convivenze,delle separazioni e dei divorzi toglie alla famiglia quella funzione tradizionale di marcatore del passaggio da una fase all’altra del ciclo della vita, in una progressione lineare: vita nella famiglia di origine, fidanzamento,matrimonio e generazione dei figli.
Quali attenzioni e azioni devono essere messe in campo da una amministrazione pubblica, libera da compiacenti dogmatismi confessionali per aiutare concretamente l’istituto familiare così come sopra tratteggiato? Sono state create reti sociali di aiuto, solidarietà ed amicizia tra le famiglie? Sono stati incoraggiati, rassicurati ed accompagnati i genitori attraverso la valorizzazione e la promozione delle loro risorse e competenze? Sono stati creati Centri per le Famiglie a forte carattere preventivo a sostegno soprattutto delle famiglie giovani che, più di altre, hanno difficoltà a conciliare orari di lavoro, crescita dei figli e gestione della vita familiare? In quale modo è stato facilitato e sostenuto l’accesso alla prima casa per le nuove famiglie? Quale impulso è stato dato all’istituto della mediazione familiare che costituisce un valido supporto per tutti genitori che, in modo consapevole e responsabile, desiderino mantenere una relazione valida e continuativa con i figli, nonostante la separazione coniugale. Sono stati incentivati e sostenuti i servizi per l’infanzia, gli asili nido, gli spazi ludico-ricreativi e culturali, le associazioni di volontariato, le iniziative di accoglienza ed integrazione degli stranieri, i centri di ascolto e i consultori, le attività di prevenzione a livello socio-sanitario? Nel modello valutativo del Fiuggi Family Festival sono stati considerate queste opzioni? Ed inoltre, come è stato valutato l’aumento del 20% della retta per la refezione scolastica applicato da questa amministrazione? Questa misura non ha forse sfavorito le famiglie già alle prese con i problemi del lavoro e della crisi economica? Ed il mancato finanziamento al Cissaca, non ha forse penalizzato le attività a sostegno delle famiglie più fragili? Francamente stento ad individuare dei meriti di questa amministrazione comunale sul tema delle politiche familiari tali da giustificare un premio al nostro sindaco! Forse si è riusciti in qualche modo ad incantare la giuria di Fiuggi, ma tra pochi mesi, una più vasta platea (i cittadini di Alessandria) sarà chiamata a valutare l’operato di questa amministrazione. Ed allora, forse , il premio sarà diverso.

da Città Futura

giovedì 9 giugno 2011

Oltre il “battiquorum”


di Roberto Massaro
Non c’è dubbio che le prossime giornate dovranno vederci tutti impegnati al raggiungimento del quorum nei referendum del 12/13 Giugno. Troppo importanti sono i quesiti sui quali gli italiani saranno chiamati ad esprimersi. Purtroppo i canali informativi standard non hanno offerto molte occasioni di riflessione al di là delle posizioni o non posizioni dei singoli partiti politici. Il dibattito si è concentrato molto, per comprensibili ragioni, sul cosiddetto “legittimo impedimento”, legge che consente al premier ed ai ministri di non presenziare a udienze giudiziarie se coincidenti con impegni politici. Non c’è solo in gioco la storia giudiziaria del nostro premier, ma anche la salvaguardia del principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
Qualcosa in più si è appreso sul referendum sul nucleare e sui rischi dell’energia atomica, ma in maniera indiretta, a seguito dei recenti fatti di Fukushima. Bisogna mettere in campo qualsiasi riflessione ed approfondimento prima di assumere scelte che potrebbero arrecare rischi alla salute dei cittadini.
Con i due referendum sull’acqua si punta ad abrogare misure legislative miranti ad introdurre una logica di profitto nella gestione di un bene, l’acqua, che ha a che fare con l’esistenza delle persone. E’ invece auspicabile che i legislatori si adoperino affinchè sia tutelata l’ assoluta fruibilità dell’acqua per ogni persona. L’acqua appartiene alla vita e tocca all’uomo assicurarne la gestione collettiva dell’uso, la conservazione e la protezione nel rispetto del diritto all’esistenza per tutti gli esseri viventi, così come per le generazioni future.
Ma, passati i referendum, alcuni di questi temi torneranno ad essere oggetto di riflessione solo per pochi addetti ai lavori mentre urge, soprattutto in Italia, che si metta in moto una grande riflessione sull’educazione ambientale. Decenni di politiche insensate di saccheggio del patrimonio ambientale, il prevalere di una cultura basata sulla concezione del possesso e dello sfruttamento personale dei beni naturali, hanno portato l’umanità alle soglie pericolose di un traguardo irreversibile di cui avvertiamo già, in maniera confusa, eppure sensibile, segnali inquietanti: il clima, che sembra modificarsi in spazi temporali sempre più brevi, lo scioglimento di ghiacciai secolari, la minacciata scomparsa di molte specie di animali e le catastrofi naturali direttamente attribuibili all’incuria umana. Dobbiamo imparare a considerare che il pianeta su cui viviamo non è un contenitore di dimensioni infinite e che quindi è indispensabile acquisire il significato del limite come elemento informatore di tutte le nostre azioni. Su questa consapevolezza si fonda lo sviluppo sostenibile che sta alla base di un corretto atteggiamento verso la natura.
In particolare, il territorio del nostro Paese presenta aspetti e scenari di grande valenza ambientale legati alle caratteristiche morfologiche e geologiche generali che ne caratterizzano la sua vulnerabilità. Inoltre le caratteristiche sismiche italiane, con 3400 comuni (su un totale di oltre 8000) dichiarati sismici per legge non sono delle migliori. Ciò significa che questi comuni hanno avuto e avranno terremoti. In Italia esiste inoltre un serio rischio vulcanico con cinque vulcani attualmente attivi e uno di essi, il Vesuvio, compreso fra i sei più pericolosi al mondo. Il nostro paese è pertanto esposto a tre tipi di rischi naturali: quello idrogeologico e geomorfologico, quello sismico e quello vulcanico. E’ quindi condizionato da questa notevole predisposizione all’evoluzione dinamica e l’esigenza del buon governo del territorio avrebbe dovuto già da tempo interessare la nostra classe politica, ma purtroppo così non è stato. Si lascia costruire dove non si può, si sana il tutto con i condoni edilizi, salvo poi piangere quando il territorio presenta il suo salatissimo conto fatto di vite umane. È urgente, pertanto, pensare alla predisposizione di un programma organico di tutela dai rischi geonaturali che permetta almeno un controllo sistematico della situazione, vista la difficoltà di iniziare un tentativo di riassetto del nostro suolo. Ma è altrettanto urgente che si sviluppi e si rafforzi una permanente educazione ambientale delle nuove generazioni soprattutto in famiglia e nella scuola, ovvero nei luoghi in cui è più importante, forte e permanente il momento educativo dei ragazzi; questo non solo per consentire lo sviluppo di una consapevolezza critica nei confronti delle questioni ambientali, ma anche per facilitare nei ragazzi la capacità di cogliere e individuare i termini dei problemi e per consentire loro di decodificare con strumenti idonei il significato degli eventi che essi quotidianamente vivono. Dall’educazione delle nuove generazione dipenderà il diffondersi di una forte coscienza planetaria ed il futuro di questo microcosmo sul quale viviamo.

CITTA' FUTURA  giugno 2011


domenica 10 aprile 2011

Commemorazione Martiri della Benedicta - 10 Aprile 2011 -

Corteo dal Monumento ai Caduti al Cortile della Bendicta

Gonfaloni delle Istituzioni partecipanti

Croce ai Martiri - Zona della Fucilazione -

Fossa dei Martiri

Stele in ricordo dei Caduti

Messa officiata da Don Armano

I Saluti delle Autorità

L'intervento di Susanna Camusso

Tutti NOI presenti alla Commemorazione

sabato 12 marzo 2011

Dedicata al mio amico “BEPPE”

Non era necessario essere comunista per emozionarsi nel pensare che una società più giusta fosse possibile.
Che tramite artisti come gli Inti-illimani o Joan Baetz o John Lennon si potesse coltivare la passione per un vivere comune meno ingiusto…
I giovani di oggi hanno la fortuna, perché sono più giovani, e la sfortuna di non aver vissuto quegli anni straordinari. Non hanno potuto assaporare la passione che coinvolgeva noi ragazzi, giovanotti, studenti, operai, artisti. La musica poi faceva il resto.
“DAI UNA POSSIBILITA’ ALLA PACE” cantavano i Beatles. “BLOWIN’ IN THE WIND” cantava Bob Dylan.   “WE SHALL OVERCOME” cantava Joan Baetz.
 Nel mentre irrompono  gli Inti-illimani. Durante l’occupazione cilena di Pinochet, spalleggiato dalla CIA, cantavano “EL PUEBLO UNIDO HAMAS HERAS VENCIDO”, e vengono mandati in esilio.
Come potevano i nostri cuori e le nostre menti non essere pieni di ideali, di speranze in parte delusi. Come possiamo oggi accettare questa mancanza di gioia, questa assenza di valori. Forse siamo, sono, fuori dal tempo. Bene non mi interessa. Dentro di me e dentro molti della mia generazione, vivono ancora questi sentimenti e basta un piccolo ricordo di una canzone del 1968 per sollecitarli ancora di più.
Beppe, tu sai esattamente cosa voglio dire e davvero spero che tanti ragazzi di oggi non mi considerino un idealista del piffero, perché se le nuove generazioni non coltiveranno degli ideali dentro di loro, vivranno in modo insignificante e colorato solo dei nebulosi colori del “sembrare è meglio che essere”…

Marcello Tedesco

domenica 13 febbraio 2011

13 Febbraio 2011 "Se Non Ora Quando?"

in Alessandria piazzetta della lega ore 16.30

Tratto da l'Unità del 14 febbraio 2011 - Rubrica Filo Rosso di Concita De Gregorio -

Un tempo nuovo
«Le donne per strada danno alla luce un tempo nuovo. Voglio essere anche io con voi, credo di doverlo a Josè. Voglio firmare come Pilar Del Rio, come presidente della Fondazione Saramago».
La lettera di Pilar Saramago arriva da Lanzarote che è già notte. Arriva insieme alla telefonata di Oscar Luigi Scalfaro che è con sua figlia Marianna e dice «grazie, le donne oggi in Italia si sono fatte onore. Vi ammiriamo tanto, vi mandiamo un saluto affettuoso». Arriva mentre i telefoni in redazione non smettono di squillare e migliaia di foto e di messaggi giungono sul sito, mentre da Berlino e da New York le radio chiedono un commento, mentre i bambini che hanno disegnato in piazza del Popolo con Lorenzo e Susanna Terranera, oggi, tutto il giorno, già sono a dormire. La piazza disegnata dai bambini resterà una delle immagini più belle: centinaia di metri di cartone che ora sono lì appoggiati alle pareti della piazza, un murale con mille occhi e mille sorrisi. C'erano due suore tedesche che volevano assolutamente la borsa con Piccoletta di Beatrice Alemagna per portarla alle sorelle. C'erano i violoncellisti che provavano il Dies Irae perché il giorno del giudizio arriverà, e sarà in vita. C'erano ragazzine che chiedevano autografi alla cantante famosa e lei che rispondeva "brave che siete venute".
Uomini, moltissimi, padri coi bambini, giornalisti di tutto il mondo che intervistavano anziane scese da casa in ciabatte, «perché le manifestazioni sono una cosa faticosa e non sono più abituata».
C'era così tanta gente, a Roma, che nella piazza non si poteva entrare più già dalle tre del pomeriggio e allora i cortei spontanei sono andati altrove, verso Montecitorio e verso palazzo Chigi, coi palloncini e con gli adesivi che dicevano "L'amore è gratis", "Sono nipote di mio zio".
Dalle città d'Italia e del mondo, mentre Maria Stella Gelmini diceva cose tipo «una piazza radical chic», arrivavano centinaia e centinaia di messaggi e quando tutti insieme abbiamo fatto silenzio per un minuto e mezzo, che è lunghissimo, e dopo alla domanda se non ora quando abbiamo risposto "Adesso" c'è stato qualcuno che ha riso e qualcun altro che ha pianto, molti si sono abbracciati, sconosciuti grati ad altri sconosciuti, e abbiamo saputo con certezza che sì, il vento si sta alzando, che non basterà mai più dire sono quattro femministe, sono post sessantottini, sono moralisti, che le bugie e la propaganda non possono vincere la vita vera, che non importa se il Tg1 proprio stasera ha deciso di spiegare agli italiani come vive un egiziano tipo pur di mandare in onda il servizio sull'Italia che respira in coda al tg. Non importa, davvero. Non potranno far nulla perché la forza delle cose è qui, così evidente così potente: è quella - come dice Pilar Saramago - della gente che esce per strada e celebra il trionfo dei cittadini, delle donne che danno alla luce un tempo nuovo.
Adesso fanno silenzio, i dipendenti del Padrone chiamati in forze a suonare la grancassa. Fanno silenzio perché altro non possono fare.
Dal palco, dai palchi in tutta Italia si sono sentite le voci di uomini e donne, suore e ragazze, si è sentita Susanna Camusso dire «Si può cambiare perché il futuro è nostro e dovranno capirlo», sì dovranno capirlo. Veniva alla fine di una lunga serie di "vorrei", il suo "si può cambiare": tutti i nostri vorrei, sguardi limpidi una sola morale la giustizia per tutti la forza di dire no. Non sarà più la stessa, l'Italia, da oggi. Perché le donne, che in ogni luogo e in ogni epoca hanno dettato il tempo delle rivoluzioni, sono state capaci ancora una volta di rispondere all'appello sebbene esauste, deluse da questa politica, sfiduciate e mortificate. Ancora una volta hanno preso il soprabito per uscire, per camminare in piazze sgombre di insegne, di esibire i loro volti autentici, così diversi da quelli che vediamo in tv e di essere le protagoniste. Hanno preso la parola, chi ha spesso tribuna ha fatto un passo indietro per lasciarla a chi non può parlare mai. Ma da oggi, davvero, sarà un po' più difficile per tutti raccontare la favola che gli stipendiati del sovrano si affannano a diffondere con tutti i mezzi - e sono molti - che hanno. Da oggi sappiamo con certezza che l'altra Italia si è rimessa in moto e non starà in silenzio. Ci hanno chiesto in tanti, ci hanno chiesto tutti: e adesso?
E adesso bisognerà che tutta questa forza trovi casa, che si senta e sia rappresentata da chi può farlo, nei luoghi che servono. Un giornale, un movimento, un gruppo di persone, un luogo in internet, un passa parola di casa in casa, un progetto di rinascita che sia capace di diventare progetto politico, perché la politica è qui, è nelle cose: la politica è dove i cittadini chiedono rispetto per il loro futuro. Le donne italiane sono state capaci di fare quello che da anni, da molti anni non avevamo visto accadere. È vero, dunque: hanno battuto un colpo. Adesso. Che sia la prima battuta di una nuova musica. Noi ci saremo, c'eravamo e resteremo. Grazie a tutte e tutti voi, che ci indicate il futuro.
Concita de Gregorio