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giovedì 9 giugno 2011

Oltre il “battiquorum”


di Roberto Massaro
Non c’è dubbio che le prossime giornate dovranno vederci tutti impegnati al raggiungimento del quorum nei referendum del 12/13 Giugno. Troppo importanti sono i quesiti sui quali gli italiani saranno chiamati ad esprimersi. Purtroppo i canali informativi standard non hanno offerto molte occasioni di riflessione al di là delle posizioni o non posizioni dei singoli partiti politici. Il dibattito si è concentrato molto, per comprensibili ragioni, sul cosiddetto “legittimo impedimento”, legge che consente al premier ed ai ministri di non presenziare a udienze giudiziarie se coincidenti con impegni politici. Non c’è solo in gioco la storia giudiziaria del nostro premier, ma anche la salvaguardia del principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
Qualcosa in più si è appreso sul referendum sul nucleare e sui rischi dell’energia atomica, ma in maniera indiretta, a seguito dei recenti fatti di Fukushima. Bisogna mettere in campo qualsiasi riflessione ed approfondimento prima di assumere scelte che potrebbero arrecare rischi alla salute dei cittadini.
Con i due referendum sull’acqua si punta ad abrogare misure legislative miranti ad introdurre una logica di profitto nella gestione di un bene, l’acqua, che ha a che fare con l’esistenza delle persone. E’ invece auspicabile che i legislatori si adoperino affinchè sia tutelata l’ assoluta fruibilità dell’acqua per ogni persona. L’acqua appartiene alla vita e tocca all’uomo assicurarne la gestione collettiva dell’uso, la conservazione e la protezione nel rispetto del diritto all’esistenza per tutti gli esseri viventi, così come per le generazioni future.
Ma, passati i referendum, alcuni di questi temi torneranno ad essere oggetto di riflessione solo per pochi addetti ai lavori mentre urge, soprattutto in Italia, che si metta in moto una grande riflessione sull’educazione ambientale. Decenni di politiche insensate di saccheggio del patrimonio ambientale, il prevalere di una cultura basata sulla concezione del possesso e dello sfruttamento personale dei beni naturali, hanno portato l’umanità alle soglie pericolose di un traguardo irreversibile di cui avvertiamo già, in maniera confusa, eppure sensibile, segnali inquietanti: il clima, che sembra modificarsi in spazi temporali sempre più brevi, lo scioglimento di ghiacciai secolari, la minacciata scomparsa di molte specie di animali e le catastrofi naturali direttamente attribuibili all’incuria umana. Dobbiamo imparare a considerare che il pianeta su cui viviamo non è un contenitore di dimensioni infinite e che quindi è indispensabile acquisire il significato del limite come elemento informatore di tutte le nostre azioni. Su questa consapevolezza si fonda lo sviluppo sostenibile che sta alla base di un corretto atteggiamento verso la natura.
In particolare, il territorio del nostro Paese presenta aspetti e scenari di grande valenza ambientale legati alle caratteristiche morfologiche e geologiche generali che ne caratterizzano la sua vulnerabilità. Inoltre le caratteristiche sismiche italiane, con 3400 comuni (su un totale di oltre 8000) dichiarati sismici per legge non sono delle migliori. Ciò significa che questi comuni hanno avuto e avranno terremoti. In Italia esiste inoltre un serio rischio vulcanico con cinque vulcani attualmente attivi e uno di essi, il Vesuvio, compreso fra i sei più pericolosi al mondo. Il nostro paese è pertanto esposto a tre tipi di rischi naturali: quello idrogeologico e geomorfologico, quello sismico e quello vulcanico. E’ quindi condizionato da questa notevole predisposizione all’evoluzione dinamica e l’esigenza del buon governo del territorio avrebbe dovuto già da tempo interessare la nostra classe politica, ma purtroppo così non è stato. Si lascia costruire dove non si può, si sana il tutto con i condoni edilizi, salvo poi piangere quando il territorio presenta il suo salatissimo conto fatto di vite umane. È urgente, pertanto, pensare alla predisposizione di un programma organico di tutela dai rischi geonaturali che permetta almeno un controllo sistematico della situazione, vista la difficoltà di iniziare un tentativo di riassetto del nostro suolo. Ma è altrettanto urgente che si sviluppi e si rafforzi una permanente educazione ambientale delle nuove generazioni soprattutto in famiglia e nella scuola, ovvero nei luoghi in cui è più importante, forte e permanente il momento educativo dei ragazzi; questo non solo per consentire lo sviluppo di una consapevolezza critica nei confronti delle questioni ambientali, ma anche per facilitare nei ragazzi la capacità di cogliere e individuare i termini dei problemi e per consentire loro di decodificare con strumenti idonei il significato degli eventi che essi quotidianamente vivono. Dall’educazione delle nuove generazione dipenderà il diffondersi di una forte coscienza planetaria ed il futuro di questo microcosmo sul quale viviamo.

CITTA' FUTURA  giugno 2011


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